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	<title>FASHION THEATER archivio virtuale costumi teatrali &#187; jean claude</title>
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		<title>FASHIONTHEATER NELL&#8217;ARMADIO DEL REGIO (ALTRO CHE NARNIA!)</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Dec 2013 10:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Monica Fashiontheater]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi appuntamento alle 12.30 (gli appuntamenti li fissa sempre Barbara Fashiontheater) con la signora Rossana al Teatro Regio di Parma. Ci immaginiamo un rapido sguardo al progetto e, dato l&#8217;orario e la pausa pranzo incombente, di essere liquidate in pochi minuti. Invece Rossana è un vulcano di idee, ci propone, &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/fashiontheater-nellarmadio-del-regio-altro-che-narnia/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi appuntamento alle 12.30 (gli appuntamenti li fissa sempre Barbara Fashiontheater) con la signora Rossana al Teatro Regio di Parma.<br />
Ci immaginiamo un rapido sguardo al progetto e, dato l&#8217;orario e la pausa pranzo incombente, di essere liquidate in pochi minuti.<br />
Invece Rossana è un vulcano di idee, ci propone, data la mole di costumi impossibile da catalogare (5000!!!) di focalizzare l&#8217;attenzione su una sola opera, Alceste di Christoph Willibald Gluck.<br />
E come se non bastasse..sorpresa! Ci fa salire sull&#8217;auto del Teatro Regio e ci porta a vedere il magico magazzino&#8230;un posto fantastico dove, appesi a due piani rinforzati di relle, sonnacchiano gli Otelli, le Aide, le Boheme e tanti tanti altri. Ed ecco i nostri costumi: la sceneggiatura dell&#8217;opera attraversa tre stagioni, inverno, primavera ed estate, l&#8217;ambientazione è anni 10/20, Dowton Abbey per intenderci. Ci sono vestiti di mussola di cotone sui toni del beige, bianco e rosa pallido, completi da uomo di cotone, abiti da sera di velluto, cappotti..un trionfo di pizzi e passamanerie tutte diverse (anche per le semplici comparse!), dettagli preziosi che ci lasciano di stucco.<br />
Ma non è finita..al piano di sopra ci sono i cappelli, gli accessori, i monili, le calze, la stravagante lingerie (di varie epoche), gli elmi, le corazze, le finte armi.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2013/12/regio-2.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-medium wp-image-852" alt="regio 2" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2013/12/regio-2-200x300.jpg" width="200" height="300" /></a><br />
Io vedo una corona che non posso fare a meno di provare, ma ora si è fatto davvero tardi e torniamo verso il centro con gli occhi ancora scintillanti e mille idee per i nostri manichini top model, Violetta e Jean Claude. See you soon!</p>
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		<title>@ARCHIVIO FASHIONTHEATER</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jan 2014 14:54:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[fashiontheater]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì 17, nessun appuntamento ma non ci scoraggiamo: abbiamo un discreto archivio di vintage originale made in mamma&#38;nonna per cui carico Violetta e la porto da Barbara Fashiontheater. Iniziamo dal facile (e per facile intendo da stirare): jeans a zampa anni &#8217;70 e camicetta con collo a punta, super sintetica, &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/191/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 17, nessun appuntamento ma non ci scoraggiamo: abbiamo un discreto archivio di vintage originale made in mamma&amp;nonna per cui carico Violetta e la porto da Barbara Fashiontheater.<br />
Iniziamo dal facile (e per facile intendo da stirare): jeans a zampa anni &#8217;70 e camicetta con collo a punta, super sintetica, con la rassicurante etichetta: &#8220;no stir&#8221;.<br />
E io non la stiro. Comunque è perfetta, un paio di occhiali a goccia et voila! La quarta Charlie&#8217;s Angels!</p>
<p>Procediamo con abitini anni &#8217;60, tinta unita e stampati, con cappottini più o meno abbinati.</p>
<p>Ho un po&#8217; di terrore nel maneggiare i capi, avrei un vestito anni &#8217;40 della nonna ma non oso metterci mano.<br />
Andiamo coi mitici e mitizzati (da quelli che ci son nati) anni &#8217;80. Troviamo una camicetta degna di Magnum P.I. e la abbiniamo ad una minigonna fluo.</p>
<p>Poi spuntano questi improbabili (nel senso che è davvero improbabile che possano stare bene ad un essere umano) pantaloni rosa luccicanti che Barbara enfatizza ulteriormente con una canotta tono su tono.</p>

<a href='http://www.fashiontheater.it/191/backstage-eighties/'><img width="500" height="500" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2014/01/backstage-eighties-500x500.jpg" class="attachment-fluxus-gallery-thumbnail" alt="backstage eighties" /></a>

<p>Torniamo alle minigonne anni &#8217;60. Poi abiti lunghi &#8217;70, poi tutine &#8217;80.</p>
<p>Il vapore del ferro da stiro unito all&#8217;inconfondibile odore di vintage (leggi tanfo di polvere decennale chiusa in un armadio) cominciano a darmi alla testa&#8230;.</p>
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		<title>FASHIONTHEATER a MODENA</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Oct 2013 11:23:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[fashiontheater]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[FashiontheatER finalmente in pista! Ore 5.50 suona la sveglia a non ci voglio credere. Il caffè non basta a farmi attivare completamente il cervello. La macchina è già stata caricata, il baule straripa di materiale fotografico, cavalletti e faretti di vario genere, qualche telo e piedistalli. Ho i due manichini, &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/178/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>FashiontheatER finalmente in pista!</p>
<p>Ore 5.50 suona la sveglia a non ci voglio credere. Il caffè non basta a farmi attivare completamente il cervello.<br />
La macchina è già stata caricata, il baule straripa di materiale fotografico, cavalletti e faretti di vario genere, qualche telo e piedistalli. Ho i due manichini, Jean-Claude e Violetta, stesi sul sedile di fianco al guidatore, una sopra l&#8217;altro in posizione vagamente equivoca. Schivo le proteste di papà Fashiontheater che vorrebbe imporre un lenzuolo per coprirli perché sono sconci e vado a prendere Barbara Fashiontheater.<br />
Sono le 6 e 30 e a quell&#8217;ora mi esprimo ancora solo a grugniti.<br />
Destinazione: Modena, Teatro Comunale Pavarotti.<br />
La nostra prima missione è incontrare in periferia, nel capannone che funge da magazzino del teatro, il signor Alessandro, responsabile di sartoria.<br />
L&#8217;alba non è ancora spuntata, le strade però cominciano a brulicare, l&#8217;autostrada è già murata di camion impegnati in reciproci, improbabili ed estenuanti sorpassi.<br />
Arriviamo a Modena addirittura in anticipo, meglio fare colazione.<br />
Al bar la brioche più invitante è una sfoglia che straripa di crema, chiediamo entrambe quella e il barista ci conferma la validità della scelta: &#8220;Eh, questa certo che è buona, è la Luisona!&#8221;.Il fatto che si sia meritata un nome proprio e addirittura un accrescitivo, mi conforta, da&#8217;un senso di opulenza. E in effetti è spettacolare.<br />
Arriviamo al capannone contemporaneamente all&#8217;auto &#8220;griffata&#8221; Teatro Comunale di Modena. Il signor Alessandro, laconicamente ma con molta efficienza, apre il capannone e, poiché è privo di corrente elettrica, comincia a tirare cavi dai capannoni vicini. Anche quelli, scopriremo poi, sono del Teatro Comunale e al loro interno lavorano i falegnami che costruiscono i fondali per le scenografie e le altre architetture di scena. Aprendo la piccola porta azzurra del grigio capannone di lamiera, un mondo incantato di alberi di legno e casette, scalinate e torrette si rivela tra una nebbia di segatura. Una specie di armadio di Narnia, ma mooolto più grande!<br />
Iniziamo anche noi celermente il montaggio dell’attrezzatura. Ad essere sinceri è Barbara che apre le custodie, estrae aste e allunga cavalletti, monta lampade che da chiuse sembravano ombrelli tascabili, avvita lampadine, allunga e fissa sostegni per il fondale bianco, sistema il suddetto fondale che pensavo fosse un lenzuolino, accende faretti e comincia a cercare l’assetto giusto della macchina fotografica. E io? Beh, arranco, svitando cose che non dovevano essere svitate e facendo qualche foto senza un vero perché con il tablet.<br />
Mi giustifico dicendo che farà sicuramente figo avere il “backstage”, il racconto fotografico dell’intera avventura e bla bla bla..sono molto brava nel bla bla bla.</p>
<p>Nel capannone soppalcato ci sono scatoloni e scatoloni e scatoloni (a occhio un ottantina) e armadi stile ottocentesco con le ruote che sembrano usciti dal film The Prestige, pieni zeppi di costumi. Appare subito evidente che dovremo fare una cernita…in questo ci aiuta il signor Alessandro, che apre con cognizione di causa solo le scatole giuste.<br />
Va do a prendere Jean Claude e Violetta che ancora amoreggiano in macchina e iniziamo a vestirli. Sono manichini molto antropomorfi, hanno la testa, le braccia e le mani in poliuretano che si possono mettere in varie pose, le gambe con ginocchia pieghevoli e i piedi. Non sono svitati all’altezza dell’anca, però, per cui non possono allungare le gambe in avanti (motivo per cui non stavano seduti in auto, ma solo sdraiati), quindi è un po’ complicato anche vestirli. Il signor Alessandro, per sveltire le operazioni, decide di andare a prendere un terzo manichino in Teatro, di quelli tipici da sartoria che hanno solo il busto.</p>
<p>In un paio d’ore passano sotto i nostri occhi i protagonisti del trittico di Puccini: Gianni Schicchi, il Tabarro e Suor Angelica, e poi le bellissime fatine dell’opera per bambini, i guerrieri della Turandot, Ping, Pong, Pang, Timur, Liù…ma purtroppo non lei, Turandot, perché il costume è di pura seta bianca candida ma il magazzino è tutt’altro che immacolato e c’è il forte rischio di impolverarlo. Peccato perché la descrizione del kimono con fibre ottiche (!!!) ci aveva incuriosite un sacco.</p>
<p>È già l’una, ora di pausa . Abbiamo appuntamento alle 15.00, stavolta all’interno del Teatro Comunale. Ci spostiamo quindi verso il centro di Modena, un po’ affamate. Ma in Emilia non si muore mai di fame, entriamo nel primo bar che serve anche piatti cucinati al momento e prendiamo frittelle di baccalà e insalata condita con buon aceto balsamico (e dove se non qui??!!), poi facciamo un giro sul Corso sbirciando le vetrine dei negozi ancora chiusi e infine ci dirigiamo verso il teatro.<br />
Ci attende Gianmaria Inzani,responsabile degli allestimenti scenici, che scopriamo essere piacentino come noi, che ci porta subito a scoprire le meraviglie del teatro…la sartoria vicino al loggione, i camerini, il soppalco che serve a manovrare luci e fondali sul palco, il palco stesso… Non possiamo fare a meno di fotografare la platea con i suoi velluti rossi e decori oro dal palco. Infine la sala scenografia, una delle ultime rimaste in Italia, dove vengono dipinte le enormi tele.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2013/10/modena-2.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-medium wp-image-866" alt="modena 2" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2013/10/modena-2-200x300.jpg" width="200" height="300" /></a><br />
Ci spostiamo nell’anticamera del loggione, dove sono esposti alcuni costumi, riaccendiamo le luci e siamo di nuovo pronte a scattare.<br />
Ci sono fatine e streghe con cappelli decorati con veri corvi impagliati (inquietante..sì lo so!), materiali preziosi e dettagli imprevedibili.<br />
Un ultimo scatto ai tetti di Modena, che si vedono dalle piccole finestre e ripartiamo. Nel parcheggio la signora dell’auto di fianco alla nostra sta fissando i manichini con aria incredula. Noi fingiamo che sia la cosa più normale del mondo, buttiamo i cavalletti nel baule e via verso la nostra Piaseinza, che ci aspetta domani mattina con i suoi tesori nascosti nel Teatro Municipale..<br />
To be continued………</p>
<p>&nbsp;</p>
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