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	<title>FASHION THEATER archivio virtuale costumi teatrali &#187; Monica Fashiontheater</title>
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		<title>Arte e moda del Settecento in mostra a Bologna</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2021 17:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Monica Fashiontheater]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una sorpresa nel cuore di Bologna: un tuffo nel Settecento con il Museo Civico d&#8217;Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini. Ho studiato a Bologna, ma l’ho vissuta poco, perché lavoravo e andavo all’università solo quando necessario, da pendolare. Ho lavorato e lavoro tutt’ora nell’accoglienza turistica in Emilia Romagna, ma questo &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/settecento-mostra-bologna/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Una sorpresa nel cuore di Bologna: un tuffo nel Settecento con il <strong>Museo Civico d&#8217;Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini.</strong></p>
<p>Ho studiato a Bologna, ma l’ho vissuta poco, perché lavoravo e andavo all’università solo quando necessario, da pendolare. Ho lavorato e lavoro tutt’ora nell’accoglienza turistica in Emilia Romagna, ma questo museo, mea culpa, me lo ero proprio perso.</p>
<p>Poi un giorno, potere di internet, in base ai miei interessi, Facebook mi ha proposto questa mostra: “<strong>Le plaisir du vivre. Arte e moda del Settecento</strong> <strong>veneziano dalla Fondazione Musei Civici di Venezia”</strong>.</p>
<p>E così un mattino in odor di lockdown, senza pensarci troppo, ho preso un treno per la sempre bella Bologna. Il Museo si trova in Strada Maggiore e varcando il portone si entra letteralmente in un’altra epoca.</p>
<p>Il fondatore del museo, Francesco Malaguzzi Valeri, decise di riallestire la quadreria e la collezione d’arti applicate in un percorso che riproducesse un appartamento arredato del Settecento bolognese. Era il 1920 e la mostra di cui vi parlerò è stata voluta proprio per celebrare il centenario del museo.</p>
<p>Nella prima sala ci sono numerosi ferri battuti, bronzi ornamentali, strumenti da fabbro, che fanno parte della collezione degli oggetti “industriali”. Qui si trovano anche i primi due abiti, uno rosa da uomo e uno da a righe da donna.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2021/02/settecento-dama-rosa.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1918" alt="settecento dama rosa" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2021/02/settecento-dama-rosa.jpg" width="640" height="480" /></a></p>
<p>Gli abiti e gli oggetti della mostra (cappelliere, scarpine da ballo, ventagli ricamati), provengono dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e sono esposti secondo la stessa filosofia dell’esposizione permanente, ovvero l’idea di <strong>rievocare il «fastoso Settecento»</strong>, con il suo corredo di ricchi mobili, ori, oggetti legati alle abitudini di vita di cavalieri e dame affaccendati nei rituali della mondanità.</p>
<p>All’interno del museo ci sono collezioni di porcellane, mobili rococò, consoles, cornici, un’incredibile “palazzina delle bambole” e una meravigliosa carrozza, tutto settecentesco e gli abiti dialogano in maniera perfetta con l’ambientazione.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2021/02/carrozza1.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1925" alt="carrozza" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2021/02/carrozza1.jpg" width="640" height="480" /></a></p>
<p>Nella sala della <strong>carrozza</strong>, ad esempio, c’è un manichino in livrea; nella quadreria un abito da giorno (sopravveste) dai dettagli preziosi. L’opulenza del Settecento veneziano deriva anche dal tentativo di mantenere il primato di eleganza e di produzione di <strong>stoffe pregiate</strong> conteso con la Francia. Lo stile veneziano però non era più all’avanguardia e le dame dell’alta borghesia e nobiltà sfidavano le leggi suntuarie e l’amor patrio per avere, anche di contrabbando, le stoffe di Lione.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2021/02/sopravveste.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1920" alt="sopravveste" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2021/02/sopravveste.jpg" width="640" height="480" /></a></p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2021/02/sopravveste-dettaglio.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1921" alt="sopravveste dettaglio" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2021/02/sopravveste-dettaglio.jpg" width="640" height="480" /></a></p>
<p>La mostra è ovviamente in pausa, ma è programmata fino al 21 settembre.</p>
<p>Qui trovate le info e gli orari di apertura:</p>
<p><a title="Le plaisir de vivre" href="http://www.museibologna.it/arteantica/eventi/51895/date/2021-02-25/id/103553">http://www.museibologna.it/arteantica/eventi/51895/date/2021-02-25/id/103553</a></p>
<p>Segnalo inoltre che sulla <a href="https://www.facebook.com/MuseiArteAnticaBologna">pagina Facebook dei Musei Civici</a> potete trovare degli interessanti video di approfondimento, molto divertente quello sulla vestizione delle dame!</p>
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		<title>Corcos: ritratti e abiti da sogno</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 13:37:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Monica Fashiontheater]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Atmosfere sognanti, dame sorridenti, a volte enigmatiche, ma sempre elegantissime, paesaggi assolati e colori vividi. Ecco cosa vi dovete aspettare dalla mostra “Corcos. Ritratti e sogni” di Palazzo Pallavicini a Bologna, prolungata fino al 27 giugno 2021. Ho approfittato degli ultimi giorni di “zona gialla” per una fuga culturale e &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/corcos-e-abiti/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Atmosfere sognanti, dame sorridenti, a volte enigmatiche, ma sempre elegantissime, paesaggi assolati e colori vividi.<br />
Ecco cosa vi dovete aspettare dalla mostra “<strong>Corcos. Ritratti e sogni</strong>” di <strong>Palazzo Pallavicini a Bologna</strong>, prolungata fino al 27 giugno 2021.<br />
Ho approfittato degli ultimi giorni di “zona gialla” per una fuga culturale e qui vi racconto la prima tappa: il mio obiettivo, come sempre, è approfondire la storia della moda attraverso gli abiti, “materiali” (come vedrete nella seconda puntata!) o “immateriali”, come in questo caso, dove sono solo ritratti.<br />
<strong>Vittorio Corcos</strong>, nato a Livorno nel 1859, studiò Belle Arti prima a Firenze e poi a Napoli, ma fu grazie al trasferimento a Parigi e alla frequentazione del salotto di De Nittis che la sua fama divenne acclarata e internazionale.<br />
Tornato a Livorno, si contese il primato di “pittore ufficiale dell’alta borghesia” con il ferrarese <strong>Giovanni Boldini</strong> (siete riusciti a visitare la strepitosa mostra &#8220;Boldini e la moda&#8221; a Palazzo dei Diamanti del 2019?)<br />
Le dame facoltose amavano il suo stile, ricco di pose e gesti, ma soprattutto reso unico dalla capacità di imitazione dei tessuti, dei ricami, dei gioielli, di ogni dettaglio dell’abito da cui lo spettatore avrebbe facilmente potuto comprendere lo status sociale del personaggio ritratto.<br />
Perfino la principessa <strong>Maria José</strong>, moglie di Umberto II di Savoia, volle essere ritratta da Corcos, che ne restituì un’immagine fresca, radiosa, dove l’azzurro del suo abito si intona perfettamente con quello dei suoi occhi.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2021/02/maria-josè.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1912" alt="maria josè" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2021/02/maria-josè.jpg" width="480" height="526" /></a><br />
L’imponente ritratto dell&#8217;attrice <strong>Lina Cavalieri</strong>, “la donna più bella del mondo”, secondo le cronache del tempo, mette in luce la sua bellezza classica e senza tempo. Corcos valorizza la silhouette “a S” sottolineata dall’abito aderente in vita e con le spalline mollemente abbassate. Il ricamo dell’abito, dettagliato nella parte superiore, sfuma in pennellate fugaci nello strascico, contribuendo a creare un atmosfera rarefatta e sognante, come se l’attrice fosse una creatura da fiaba.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2021/02/lina-cavalieri.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1913" alt="lina cavalieri" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2021/02/lina-cavalieri.jpg" width="640" height="480" /></a><br />
Il ritratto, sempre di grandi dimensioni, della nobildonna <strong>Elisa Corazzini</strong> appare invece molto più aderente alla realtà e con una resa quasi fotografica dell’abito e soprattutto del prezioso ricamo della scollatura e delle spalline.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2021/02/elisa-corazzini.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1914" alt="elisa corazzini" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2021/02/elisa-corazzini.jpg" width="386" height="611" /></a><br />
Volete sentirvi anche voi una dama della Belle Epoque? Sedetevi sulla panchina dove è stato ricreato il set del celebre ritratto “Sogni” e cercate di riprodurre l’espressione indecifrabile della ragazza. Non dimenticate guanti e maniche a sbuffo!</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2021/02/panchina-corcos.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1915" alt="panchina corcos" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2021/02/panchina-corcos.jpg" width="640" height="480" /></a><br />
Trovate qui le info sulla mostra: <a title="Palazzo Pallavicini" href="https://www.palazzopallavicini.com/">https://www.palazzopallavicini.com/</a></p>
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		<title>Suzanne Lenglen la ballerina del tennis</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 18:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Monica Fashiontheater]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei ribelli anni &#8217;20 del secolo scorso, la moda si aprì con gioia a influenze prima impensabili, dall’antico Egitto, alla musica (jazz, in particolare), allo sport in tutte le sue declinazioni, dalle gare automobilistiche al golf, dallo sci al tennis. Su “La Donna”, periodico Mondadori del 1924 (una delle chicche &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/suzanne-lenglen/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nei ribelli<strong> anni &#8217;20</strong> del secolo scorso, la moda si aprì con gioia a influenze prima impensabili, dall’antico Egitto, alla musica (jazz, in particolare), allo sport in tutte le sue declinazioni, dalle gare automobilistiche al golf, dallo sci al tennis.</p>
<p>Su “La Donna”, periodico Mondadori del 1924 (una delle chicche che ogni tanto trovavo sui mercatini dell’antiquariato) il dott. Costanzo Einaudi, in un articolo dal titolo “La donna e l’igiene”, consigliava caldamente alle giovani donne di praticare <strong>sport</strong>, ribadendo inoltre che “La negligenza dell’uomo verso la giovinetta, nei paesi a civiltà intensa come la nostra, è causa del deperimento della razza.”</p>
<p>Riteneva in particolare adatti alle donne la ginnastica svedese, la marcia, la danza, il golf e il tennis.</p>
<p>Parliamo quindi di una delle prime dive dello sport: <strong>Suzanne Lenglen</strong>: un’icona della libertà della donna, con le caviglie scoperte, il cognac sorseggiato ai cambi campo e il divieto categorico agli organizzatori di programmare i suoi match prima di mezzogiorno, perché fino a quell’ora dormiva.</p>
<p>Nata nel 1899 in Francia, da bambina aveva studiato ginnastica e <strong>danza classica</strong>, e alcune sue movenze sul campo ricordavano proprio quelle della danza. Abituata fin da piccola ad una disciplina ferrea (il padre, a 11 anni, la faceva allenare con i ragazzi, perché non c’erano ragazze abbastanza forti con cui confrontarsi e superare i propri limiti), vinse il suo primo torneo a 15 anni e durante tutta la sua carriera, dal 1914 al 1926 non fu mai battuta. Fu la prima donna a utilizzare il servizio dall’alto, con gesti atletici e potenti, ma soprattutto si impose con la sua personalità e i suoi look.</p>
<p>Scendeva in campo con elegantissime creazioni del sarto <strong>Patou</strong> ed avvolgeva il capo con turbanti di seta. In certe occasioni indossò perfino una stola di pelliccia.</p>
<p>In un’intervista nel 1924, Patou disse: «I miei modelli sono studiati per l’attività sportiva. Li ho soltanto resi gradevoli da guardare come da indossare, e pratici per lasciare libertà di movimento».</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2020/04/suzanne_lenglen.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1906" alt="suzanne_lenglen" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2020/04/suzanne_lenglen.jpg" width="290" height="430" /></a></p>
<p>Nel 1919, a Wimbledon, fu protagonista del primo “<strong>fashion scandal</strong>” nella storia del tennis, presentandosi con una mise non convenzionale per il torneo londinese: una blusa a maniche corte, una gonna a pieghe che le arrivava al polpaccio, calze di seta appena sopra le sue ginocchia e un cappello a coprire i capelli (corti). La stampa del tempo definì «indecente» l&#8217;abbigliamento della tennista francese, dato che quello tradizionale si componeva in maniera diversa: gonne alla caviglia e camicette a collo alto e a maniche lunghe».  Il modo di vestire di Suzanne però cambiò completamente il modo di vedere e percepire il tennis, diede vita a nuove mode e persino a dei neologismi: il suo<strong> cappello di lino</strong> divenne il “Lenglen bandeau”, le sue <strong>scarpe basse</strong> con suola di gomma divennero “scarpe Lenglen”.</p>
<p>Ben presto quindi i cardigan leggeri, le gonne a pieghe, le scarpe basse lasciarono i campi da tennis e diventarono di moda anche tra le spettatrici e tra le giovani donne in generale.</p>
<p>Si possono trovare altre informazioni e immagini su Google Arts&amp;Culture:</p>
<p><a href="https://artsandculture.google.com/exhibit/suzanne-lenglen/dwJyvZUQ3dqBLA">https://artsandculture.google.com/exhibit/suzanne-lenglen/dwJyvZUQ3dqBLA</a></p>
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		<title>MOSTRA VIRTUALE PER UN PERIODO&#8230;PARTICOLARE</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2020 15:04:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questo momento così particolare, costretti a restare in casa a causa del dilagante coronavirus ormai da settimane, avremmo quanto mai bisogno del conforto dell&#8217;arte. Le risorse virtuali non mancano, certo non è la stessa cosa, ma si possono fare interessanti scoperte anche esplorando con un tablet. Ecco una delle &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/mostra-virtuale/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In questo momento così particolare, costretti a restare in casa a causa del dilagante coronavirus ormai da settimane, avremmo quanto mai bisogno del conforto dell&#8217;arte. Le risorse virtuali non mancano, certo non è la stessa cosa, ma si possono fare interessanti scoperte anche esplorando con un tablet.</p>
<p>Ecco una delle mie, tra un Google Art&amp;Culture e l&#8217;altro&#8230;una vera e propria mostra virtuale sul sito del <strong>Museum of the city of New York</strong></p>
<p><strong>WORTH&amp;MAINBOCHER: Demystifying the Haute Couture</strong></p>
<p><strong>Charles Frederich Worth</strong> fu il primo creatore di haute couture, nel senso moderno del termine. Nato in Inghilterra nel 1825, iniziò come commesso in un grande magazzino di tessuti e poco più che ventenne partì per Parigi, dove iniziò il suo lavoro di sarto. Contemporaneamente incontrò <strong>Marie Vernet</strong>, modella con un grande fiuto per gli affari. In pochi anni riuscì ad aprire un atelier tutto suo.<br />
Il suo debutto nella società avvenne in seguito all&#8217;acquisto da parte della principessa di <strong>Metternich,</strong> nipote del grande statista del Congresso di Vienna, di due suoi abiti che le furono offerti a prezzi stracciati proprio da Marie Vernet. In occasione di un ballo, la principessa ne sfoggiò uno e suscitò l&#8217;ammirazione dell&#8217;<strong>imperatrice Eugénie</strong>, consorte di Napoleone III che non tardò a divenire anch&#8217;essa affezionata cliente della maison Worth. Fu così nominato suo fornitore ufficiale e divenne sarto di corte nel 1864.</p>
<p>Fu uno dei primi a prevedere il successo della crinolina e ne determinò le evoluzioni aumentandone e riducendone l&#8217;ampiezza: negli ultimi decenni dell&#8217;Ottocento decise di abbandonare la silhouette romantica contraddistinta dalla sottogonna e si impose un nuovo tipo di linea verticalizzante, dove la figura femminile era modulata secondo &#8220;serpentine sinuosità&#8221; accentuate artificialmente sul dietro, grazie all&#8217;uso di una sorta di cuscini, e messe in risalto da vitini da vespa. La sua prima modella d&#8217;eccezione per la nuova linea fu l&#8217;imperatrice Elisabetta d&#8217;Austria, l&#8217;indimenticabile Sissi.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2020/04/Charles_Frederick_Worth.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1900" alt="Charles_Frederick_Worth" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2020/04/Charles_Frederick_Worth.jpg" width="220" height="276" /></a><br />
<strong>Main Rousseau Bocher</strong>, nato a Chicago nel 1929, fu il couturier delle dive, oltre che delle dame dell&#8217;alta società. Vestì Mary Pickford, Constance Bennett, Claudette Colbert, Irene Dunne, Loretta Young; la sua cliente più fidata fu però<strong> Wallis Simpson</strong>, a cui dedicò anche un colore, il &#8220;<strong>Blu Wallis</strong>&#8220;. Disegnò per lei anche l&#8217;abito di nozze con Edoardo VIII, il duca di Windsor (che aveva abdicato al trono per poter coronare il suo sogno d&#8217;amore), descritto dai cronisti come &#8220;il vestito più fotografato e più copiato di tutti i tempi&#8221;. Fu l&#8217;inventore dell&#8217;abito senza spalline e anticipò di circa otto anni le linee di Dior e il ritorno del &#8220;vitino da vespa&#8221; sottolineato da gonne ampie.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2020/04/mainbocher.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1901" alt="mainbocher" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2020/04/mainbocher.jpg" width="241" height="245" /></a></p>
<p>Sul sito del <strong>Museum of the city of New York</strong> si trovano tutte le immagini di una mostra virtuale dedicata ai due maestri: 57 modelli di Worth e 62 di Mainbocher, che percorrono un periodo lungo un secolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buona visita!<br />
▶  <a href="https://collections.mcny.org/C.aspx?VP3=CMS3&amp;VF=MNYO28_4&amp;fbclid=IwAR0IBjpN3drzogeIJhuxroyBtTXex65MuBytCD8GaH9p_WAa7lcIzPXRtCI" target="_blank" rel="noopener nofollow" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;-U&quot;}" data-lynx-mode="async" data-lynx-uri="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fcollections.mcny.org%2FC.aspx%3FVP3%3DCMS3%26VF%3DMNYO28_4%26fbclid%3DIwAR0IBjpN3drzogeIJhuxroyBtTXex65MuBytCD8GaH9p_WAa7lcIzPXRtCI&amp;h=AT1cwuTQOxi_TlaV0Us8M4rLxwmPjfR8MxjDmr5Q5aiVr-JfJZnYoZ_d9Rx9NJoAOk-9hnb00l06FkuhNcIIYqgZHxYFxh05CG-SEIY0GSURHANOLlBebUBWWxXuQC89l-jHDBkucgYKNejyJkOiBJ_xXowOemJ1DBrhG4IxLPXYaBUVoRXp0hZd9lAdSa7RJAE-V4UqFxbyqj-RIViRwyK4EtyPYMWydTP0KlsLm4xqszzCe97quzFR_QnTJth75v-2rlMnZkoOWsgTtgqtinEAQUDrq2--N_Jmxwi2b44fWk6aIivNvR2Ac7BrI1R4wl7IQA64MykeWICayEB0a0-E7X9QF04chRq1ucT9tcst5pTnL-CFrsR6I0lo1O8hcgtVkmM-Wn6wGPbsRrHDmaxa3qptxU7pGZSCk8260fLieXpLGTw0hNL1eR2B59VaCcRsp__MoS_loE5JViDPin3Jc7jU3YlLO0WHgi5930het8hCvAL9VdfXIQpsYItznL3oQP_dnJ-xypQTAksEG-ThK6jE-wT7T5Qg1T8P2TAw-yMfhTWuphgq5E2XvdyXCMNUJD1RcG8qv3gtazMRtN1H93jnxv1P2WOqe4fm9W4XwSKkSnDtCd-w2fGbUt9Q6mXXzQ">https://collections.mcny.org/C.aspx?VP3=CMS3&amp;VF=MNYO28_4</a></p>
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		<title>Fellini 100, luci e ombre</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jan 2020 15:46:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Monica Fashiontheater]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[MODA IN MOSTRA]]></category>
		<category><![CDATA[TUTTI GLI ARTICOLI]]></category>
		<category><![CDATA[casanova]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[costumi teatrali]]></category>
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		<description><![CDATA[Fellini 100&#8230;sì ma&#8230; Uno dei nostri argomenti di punta sono le mostre sui costumi cinematografici/teatrali e gli abiti d&#8217;epoca e ogni tanto riusciamo perfino ad andarle a vedere! E così in una domenica non troppo fredda di dicembre eccoci a Rimini, che si appresta a festeggiare i 100 anni dalla &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/fellini-luci-ombre/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fellini 100</strong>&#8230;sì ma&#8230;<br />
Uno dei nostri argomenti di punta sono le mostre sui costumi cinematografici/teatrali e gli abiti d&#8217;epoca e ogni tanto riusciamo perfino ad andarle a vedere!<br />
E così in una domenica non troppo fredda di dicembre eccoci a <strong>Rimini,</strong> che si appresta a festeggiare i 100 anni dalla nascita di Federico Fellini, immaginifico maestro del cinema italiano e mondiale, riminese D.O.C.<br />
La mostra è allestita all&#8217;interno di<strong> Castel Sismondo</strong>, in pieno centro cittadino. L&#8217;allestimento è molto scenografico: diversi ambienti del castello sono stati trasformati in piccole salette da cinema, con schermi che proiettano spezzoni di film e poltroncine anni Settanta.<br />
Le sale sono separate da tendoni a liste di un tipo di plastica bianca molto particolare e quando i tendoni sono chiusi diventano essi stessi schermi su cui sono proiettate immagini.<br />
Visivamente è tutto molto appagante, ma non è ben chiaro il filo conduttore.</p>
<p>Non è incentrata sulla vita di <strong>Fellini</strong>, pur essendoci una mappa con le date più importanti e pur essendoci una sezione dedicata ai suoi disegni (pochi in versione originale, alcuni digitalizzati su un maxi libro touch screen dove le pagine si sfogliano virtualmente).</p>
<p>Non è incentrata sul rapporto di Fellini con la città, anche se c&#8217;è una sala dedicata ad <strong>Amarcord</strong> con foto del set e della Rimini degli anni Settanta.</p>
<p>Non è incentrata sulle sue opere, pur essendo tutte citate o proiettate in qualche frammento.</p>
<p>Non è incentrata sui suoi indimenticabili personaggi, anche se c&#8217;è una sala in cui attraverso proiezioni dialogano virtualmente tra loro.</p>
<p>Non ci sono molti cimeli, io ho notato solo una teca con alcuni copioni e una sala con alcuni costumi del maestro<strong> Danilo Donati</strong> (dei film <strong>Casanova</strong> del 1976 e <strong>Roma</strong> del 1972) non molto illuminati e non molto valorizzati.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2020/01/IMG_3389.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1892" alt="IMG_3389" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2020/01/IMG_3389.jpg" width="480" height="640" /></a> <a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2020/01/IMG_3391.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1893" alt="IMG_3391" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2020/01/IMG_3391.jpg" width="480" height="640" /></a> <a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2020/01/IMG_3393.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1894" alt="IMG_3393" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2020/01/IMG_3393.jpg" width="480" height="640" /></a></p>
<p>La didascalia per capire di che costumi si tratti è in un angolo della stanza, non immediatamente visibile. Scarsissimi anche i riferimenti alla moglie e compagna di set <strong>Giulietta Masina</strong>, solo un accenno nell&#8217;ultima sala.<br />
Insomma, nel complesso esteticamente piacevole, ma uscendo avevo la spiacevole sensazione che la mostra non mi avesse lasciato niente.                    Nessuna conoscenza ulteriore rispetto a quanto non sapessi già su Fellini (e non mi reputo un&#8217;esperta), nessuna grande emozione.<br />
Mio marito, che ha dovuto aspettare me e nostro figlio Andrea in coda al bagno, è uscito invece urlando &#8220;Marcello, come here&#8221;, perchè ha visto la scena della Dolce Vita in loop circa cento volte in quel lasso di tempo.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2020/01/IMG_3383-e1577978758311.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1890" alt="IMG_3383" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2020/01/IMG_3383-e1577978758311.jpg" width="480" height="640" /></a></p>
<p>E a proposito di Andrea (che ha 4 anni): gli è piaciuto l&#8217;effetto-cinema e potersi sedere sulle poltroncine, ma nel complesso è poco adatta ai bimbi. Una saletta sopraelevata è stata adibita a sala bimbi, con qualche tappeto interattivo dell&#8217;Ikea, un paio di macchinine minimal, un paio di tavolini con fogli e pennarelli. Anche in questo caso l&#8217;impressione era di poca cura, soprattutto non c&#8217;era nessun riferimento alla mostra nel materiale a disposizione.<br />
Ho letto in qualche commento sulla pagina ufficiale Facebook che la mostra è da interpretarsi come un trailer, in questo caso del <strong>Museo Fellini</strong>, che è ancora in allestimento e aprirà entro l&#8217;anno. Vista così forse può avere un senso, tanti &#8220;assaggi&#8221; di Fellini e del suo mondo senza approfondirne in particolare nessuno&#8230;ma non è il genere di mostra che preferisco.</p>
<p>Fatemi sapere la vostra impressione se andate a visitarla!</p>
<p>Gli orari: da martedì a domenica dale 10.00 alle 23.00 fino al 15 marzo<br />
Biglietto intero: 10,00 €<br />
Biglietto ridotto: 8,00 €<br />
Gratuito: bimbi fino a 6 anni</p>
<p>Sito ufficiale: <a href="https://www.mostrafellini100.it/">Fellini100</a></p>
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		<title>SISSI LA PRINCIPESSA INFLUENCER</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Nov 2018 15:18:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Monica Fashiontheater]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[PERSONAGGI E INTERPRETI]]></category>
		<category><![CDATA[castel trauttmansdorff]]></category>
		<category><![CDATA[influencer]]></category>
		<category><![CDATA[merano]]></category>
		<category><![CDATA[principessa sissi]]></category>
		<category><![CDATA[romy schneider]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo sicuri che le influencer nella moda siano un fenomeno nato coi social? Fino a pochi anni fa erano chiamati VIP e solitamente erano personaggi del cinema, della televisione o della musica che diventavano anche fashion influencer. Un esempio: se non siete giovanissime ricorderete nei primi anni 2000 il revival &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/sissi-principessa-influencer/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo sicuri che le <strong>influencer</strong> nella moda siano un fenomeno nato coi social?</p>
<p>Fino a pochi anni fa erano chiamati VIP e solitamente erano personaggi del cinema, della televisione o della musica che diventavano anche fashion influencer. Un esempio: se non siete giovanissime ricorderete nei primi anni 2000 il revival della moda country (jeans, stivali texani e cappelli da cowboy) partito da Madonna e dal video della sua canzone &#8220;Don&#8217;t tell me&#8221;.</p>
<p>Eppure&#8230;le influencer non sono un fenomeno mass mediatico, ma in tempi in cui le notizie circolavano su linee telegrafiche e cavalli, c&#8217;era comunque chi riusciva ad avere fama planetaria.</p>
<p>Alzi la mano chi non ha mai sentito nominare la <strong>Principessa Sissi</strong>!</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/11/sissi-ritratto.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1886" alt="sissi ritratto" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/11/sissi-ritratto.jpg" width="667" height="1000" /></a></p>
<p>Elisabetta di Baviera (che, tra l&#8217;altro, non era nemmeno soprannominata &#8220;Sissi&#8221;, ma &#8220;Lisi&#8221; o &#8220;Sisi&#8221; (il dubbio nasce perché molti interpretavano come un &#8220;s&#8221; l&#8217;iniziale in corsivo molto svolazzante con cui Elisabetta si firmava &#8220;Lisi&#8221; nella corrispondenza confidenziale), nata nel 1837, imperatrice dal 1854, sposa di Francesco Giuseppe I d’Austria, fu universalmente ammirata per la sua bellezza: i suoi ritratti e le sue fotografie facevano il giro del mondo, influenzando i gusti e la moda.</p>
<p>L&#8217;<strong>imperatrice</strong> aveva lunghissimi <strong>capelli</strong> castani, che arrivavano sino alle caviglie. Il rituale per la loro cura era un lavoro a tempo pieno, e infatti venne assunta (e super pagata) una parrucchiera professionista, Fanny Angerer, per assisterla quotidianamente. Ogni giorno Fanny veniva chiamata ad intrecciare e combinare le chiome dell&#8217;imperatrice in elaborati acconciature che sarebbero diventate il fulcro dei discorsi di tutta Europa. Tutte le nobildonne dell&#8217;epoca si cimentarono nella famosa acconciatura a “corona”, con grandi trecce raccolte sopra la nuca. Il lavaggio dei capelli, una volta a settimana, richiedeva diverse ore di tempo e durante l&#8217;asciugatura l&#8217;imperatrice si aggirava in vestaglia impermeabile cercando di far fronte all&#8217;emicrania provocata dal peso delle chiome (stimato in 5-6 kg)</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/11/sissi-vestaglia.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1885" alt="sissi vestaglia" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/11/sissi-vestaglia.jpg" width="667" height="1000" /></a></p>
<p>Ma se questa moda era piuttosto semplice da imitare, con l&#8217;ausilio di un buon parrucchiere e magari qualche toupet di rinforzo, ben altro discorso era la beauty routine che consentiva a Sisi di mantenere la magrezza di cui non solo andava fiera, ma che era diventata la sua ossessione.</p>
<p>Sisi era alta 172 cm e pesava tra i 48 e i 50 kg. Per mantenere questo peso si sottoponeva a massacranti sessioni di pesi, <strong>ginnastica</strong> (si fece costruire una palestra privata con anelli, pesi, spalliera svedese, sbarra in tutti i palazzi in cui soggiornò) alternate a lunghe camminate quotidiane, di circa 7/8 ore, esercizio della scherma ed equitazione.</p>
<p>La sua biografa più famosa, Brigitte Hamann, scrive: &#8220;Nel diciannovesimo secolo, in cui donne trentenni erano già viste come placide matrone, specialmente quando avevano avuto molti figli, l’imperatrice Elisabetta fu un fenomeno straordinario. La dieta spietata e l’esercizio fisico aiutarono Sissi a infilarsi in uno degli oggetti più alla moda dell’abbigliamento del XIX secolo: il corsetto, che le ridusse una vita già minuscola alla misura di 49 centimetri circa&#8221;.</p>
<p>Ovviamente era anche perennemente a <strong>dieta</strong>: alternava periodi in cui si nutriva di soli liquidi (latte, infusi alla violetta e discutibili spremute di carne) ad altri in cui mangiava un uovo o esclusivamente frutta.</p>
<p>Possiamo dire che fosse un modello inarrivabile, il corrispettivo delle top model nel nostro mondo contemporaneo. Il mito della principessa è stato anche consolidato dalla serie di film degli anni &#8217;50 con protagonista la stupenda attrice <strong>Romy Schneider</strong>. Il film aveva però molto romanzato la sua storia d&#8217;amore con &#8220;Franz&#8221; e presentava l&#8217;imperatrice come un personaggio ingenuo, solare e positivo, molto distante dalla realtà. Nel primo film in particolare, quello forse più amato dal pubblico, viene descritta la giovinezza bucolica in Baviera, quando Sissi non era ancora sposata (e quindi imperatrice) ma solo &#8220;principessa&#8221;; nell&#8217;immaginario collettivo è rimasta questa dicitura, che riporta a personaggi fiabeschi e immagini mitizzate.</p>
<p>La vera imperatrice era sempre inquieta, insofferente alla vita di corte e non perdeva occasione per organizzare viaggi da un capo all&#8217;altro dell&#8217;impero per allontanarsi dalla claustrofobica atmosfera di palazzo. Possiamo quindi affermare senza paura di allontanarci troppo dalla realtà che fu anche una <strong>travel</strong> <strong>influencer</strong>, perchè le mete da lei scelte diventavano ambite da quelli che furono i primi turisti: il <strong>turismo</strong> non era ancora diventato un fenomeno di massa, ma era riservato alle elites ed era spesso giustificato da motivi curativi e salutisti.</p>
<p>Non è un caso che a <strong>Merano</strong>, all&#8217;interno di<strong> Castel Trauttmansdorff</strong>, sia nato il &#8220;Turiseum&#8221;, ovvero il primo museo sulla storia del turismo d&#8217;Europa (consigliatissimo, anche per i bimbi!). Ma oltre all&#8217;interattivo allestimento del Turiseum, si possono ancora visitare le stanze storiche, gli appartamenti in cui alloggiò l&#8217;imperatrice (la cui statua si affaccia ad un balconcino che sormonta l&#8217;ingresso dell&#8217;edificio).</p>
<p>Sissi trascorse quattro soggiorni a Merano, ufficialmente per curare la piccola figlia Marie Valerie, di salute molto cagionevole. Le stanze del castello furono appositamente rinnovate e sontuosamente arredate per l&#8217;imperatrice, fu addirittura installato un nuovo ufficio del telegrafo collegato direttamente con Vienna appositamente per lei.</p>
<p>Durante i mesi della sua permanenza a Trauttmansdorff, l&#8217;Imperatrice condusse una vita molto ritirata, dedicandosi a lunghe passeggiate in città e camminate in montagna. Attualmente esiste una lunga passeggiata a lei dedicata che si snoda dal centro cittadino e conduce al castello e ai famosi giardini, 12 ettari di piante e fiori che in ogni stagione regalano colori e profumi meravigliosi.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/11/sissi-busto.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1884" alt="sissi busto" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/11/sissi-busto.jpg" width="667" height="1000" /></a></p>
<p>Fu grazie al soggiorno dell&#8217;Imperatrice Sissi a Trauttmansdorff e alla rapida guarigione della cagionevole figlia Marie Valerie che la cittadina di Merano assurse, come luogo di cura, a fama mondiale e la presenza di Sissi è ben ricordata da statue e percorsi a lei dedicati in tutta la città.</p>
<p>Il mito di Sissi è ancora ben saldo e la sua figura ispira e attrae come un secolo e mezzo fa: di recente anche Alberto Angela con il suo programma di divulgazione &#8220;Ulisse, il piacere della scoperta&#8221; ha dedicato una puntata all&#8217;imperatrice d&#8217;Austria e una mostra all&#8217;interno della Reggia di Monza ha portato in Italia alcuni dei suoi abiti originali e alcune pregevoli e fedelissime riproduzioni.</p>
<p>Peccato sia durata pochissimo (solo ottobre 2018) e me la sia persa! Se voi ci siete stati, mandatemi le vostre foto e impressioni!</p>
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		<title>FRIDAMANIA</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2018 22:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Monica Fashiontheater]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[PERSONAGGI E INTERPRETI]]></category>
		<category><![CDATA[barbie]]></category>
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		<description><![CDATA[Come ha fatto Frida Kahlo a diventare Frida Kahlo? E non intendo apprezzata pittrice, con i suoi autoritratti a volte impietosi, i paesaggi esotici e i colori ultra brillanti. Intendo icona globale, buona tanto per mostre acchiappa spettatori (sarà lei la nuova Monet? Avremo code alle biglietterie dei musei per &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/fridamania/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Come ha fatto Frida Kahlo a diventare Frida Kahlo? E non intendo apprezzata pittrice, con i suoi autoritratti a volte impietosi, i paesaggi esotici e i colori ultra brillanti. Intendo icona globale, buona tanto per mostre acchiappa spettatori (sarà lei la nuova Monet? Avremo code alle biglietterie dei musei per ammirare il suo monociglio come per le Ninfee? I presupposti sembrano buoni!) che per decorare gadget di ogni genere, dal fashion alla cancelleria, al design per gli oggetti casalinghi, ultima in ordine di apparizione perfino la Barbie con le sue sembianze?</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/03/barbiefrida.png" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1879" alt="barbiefrida" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/03/barbiefrida.png" width="450" height="600" /></a><br />
Frida é passata dallo status di non troppo felice pittrice in vita, ormai defunta, a status symbol, avviandosi a prendere il posto sulle nostre T-shirt occupato negli anni &#8217;90 dal ritratto pensieroso di Che Guevara. Già all&#8217;epoca mi interrogavo sul fatto che, se il Che non fosse stato di bella presenza, avrebbe avuto lo stesso uno spazio su quelle T-shirt? Le avrebbe comprate qualcuno? Prendiamo l&#8217;Italia&#8230; Uno dei presidenti della Repubblica piú amati, rimpianti e citati è Sandro Pertini, ma, onestamente, avete mai visto una maglietta con la sua faccia? E se ci fosse&#8230;la comprereste?</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/03/autoritratto-frida.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1880" alt="autoritratto frida" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/03/autoritratto-frida.jpg" width="1200" height="1730" /></a><br />
Tornando a Frida&#8230;con il progressivo apprezzamento degli storici dell&#8217;arte dell&#8217;opera di Frida, che da pittrice messicana moglie di un ben più famoso pittore messicano acquisì sempre più autonomia per chi apprezzava l&#8217;originalità dei suoi lavori, si approfondirono gli aspetti biografici, sempre fondamentali per capire la formazione e il background culturale e personale di ogni artista. Ecco che quindi molti gruppi sociali si impossessarono di brandelli della sua storia per farne vessillo della propria: si vociferava che avesse avuto storie d&#8217;amore con amiche artiste? Icona gay. Era consapevole di non essere bella, ma questo non le impedì di &#8220;essere un tipo&#8221;, adottando uno stile personale negli abiti e accessori? Icona fashion. Era moglie di Diego Rivera, ma questo non le impedì di avere una propria carriera indipendente? Icona femminista. Aveva avuto un incidente gravissimo che le spezzò (letteralmente) la schiena ma continuò a vivere la sua vita superando le difficoltà? Paladina di tutti quelli che sono costretti a convivere con un handicap fisico. Amica di Trockij, rivoluzionario russo in esilio? Eroina di chi si ribella al sistema. Messicana? Orgoglio dei latinos. Si vestiva con tessuti e colori della tradizione precolombiana? Beh quali minoranze sono state più vessate di quei popoli sterminati dai Conquistadores? Sono quindi molte le categorie di persone, e molto trasversali, che possono riconoscere una parte di sé nella figura di Frida.<br />
Il film biografico del 2002 Con Salma Hayek ha contribuito ulteriormente alla conoscenza di questo personaggio al grande pubblico e ora, come scrisse il New York Times già nel 2015, si può parlare di vera e propria &#8220;Frida Mania&#8221;. Le mostre con i suoi quadri si moltiplicano in tutto il mondo, da New York a Londra all&#8217;Italia dove, dopo le tre mostre del 2017 (&#8220;Frida Kahlo e l’arte messicana&#8221; a Bologna, &#8220;Frida Kahlo e Diego Rivera&#8221; a Genova e la retrospettiva alle Scuderie del Quirinale a Roma) ha da poche settimane inaugurato la retrospettiva a lei dedicata al Mudec di Milano. La recente, straordinaria, scoperta del guardaroba di Frida, rimasto intatto come in una capsula del tempo in una stanza chiusa della Casa Azul, dove abitava con Rivera, ha sospinto ulteriormente la curiosità e la Fridamania. Frida si presta molto anche a facili travestimenti casalinghi per essere più intellettuali dei nerd che si vestono da supereroi Marvel, quindi ecco la mia personale versione. Hasta la victoria, Frida!</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/03/moni-frida.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1881" alt="moni-frida" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/03/moni-frida.jpg" width="667" height="1000" /></a></p>
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		<title>UN GIORNO DI PIOGGIA</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Feb 2018 20:59:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Monica Fashiontheater]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[PERSONAGGI E INTERPRETI]]></category>
		<category><![CDATA[anni 80]]></category>
		<category><![CDATA[carnevale]]></category>
		<category><![CDATA[cosplay]]></category>
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		<description><![CDATA[Carnevale è arrivato e per noi trentenni passati indenni dal passaggio da &#8220;costume di Carnevale&#8221; a &#8220;Cosplay&#8221; una nuova opportunità per mettere in scena tutta la nostalgia dell&#8217;infanzia che caratterizza buona parte della nostra generazione. Eccomi quindi pronta all&#8217;appello! Stavolta ho scelto una delle eroine più dimesse ma allo stesso &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/un-giorno-di-pioggia/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Carnevale è arrivato e per noi trentenni passati indenni dal passaggio da &#8220;costume di Carnevale&#8221; a &#8220;Cosplay&#8221; una nuova opportunità per mettere in scena tutta la nostalgia dell&#8217;infanzia che caratterizza buona parte della nostra generazione.<br />
Eccomi quindi pronta all&#8217;appello!<br />
Stavolta ho scelto una delle eroine più dimesse ma allo stesso tempo sovversive dei pomeriggi di Bim Bum Bam: lei, Kiss me Licia, che con i suoi grembiulini, zoccoletti e (credo inevitabili, dato il mestiere&#8230;) capelli che puzzavano di fritto riuscì a far capitolare il sex symbol del gruppo glam rock di quartiere. E non solo, perché prima di incontrarlo/scontrarlo usciva con il tastierista del gruppo e i due musicisti stavano quasi per mandare all&#8217;aria amicizia e carriera per contendersela. Insomma era un cartone animato del filone &#8220;fantascienza&#8221;.<br />
Sta di fatto che nostra signora delle acque chete, con la sua pudica timidezza e il suo low- ma molto low profile, nutrendo fratellino e gatto della rock star di periferia si guadagnò a poco a poco fiducia e biglietti sotto il palco. Nel frattempo comparvero anche altri esemplari femminili (Marika, la donna manager arrivista, e Manuela, la girl just wanna have fun che però appena le riuscì si accasò e diventò una felice casalinga maritata) e in questo modo amicizie e band furono salve e nuovi amori sbocciarono sulle note delle canzoni dei Beehive, dai testi indimenticabili: &#8220;Baby I love you, vorrei vederti ma tu&#8230;&#8221; &#8220;Io con te vorrei essere già sull&#8217;autostrada&#8221;.<br />
Cosa ho usato per questo Cosplay? La gonna è originale anni &#8217;80, del nostro archivio Fashiontheater. Il mio maglioncino e la maglietta di Andrea sono stati modificati dalle mani di folletto della zia Barbara Fashiontheater, mentre il gatto Giuliano è una creazione di Graphic Planet Creations, studio specializzato nella riproduzione di pupazzi dei cartoni animati degli anni &#8217;80 e &#8217;90.<br />
So di essere in buonissima compagnia tra i nostalgici dei pomeriggi passati con gli anime: a Milano ha addirittura aperto un paio d&#8217;anni fa il ristorante di zio Marrabbio che, a differenza di quanto approssimativamente tradotto nel cartone animato, non cucinava polpette bensì okonomiyaki, una frittella alla piastra fatta con uova, farina e foglie di cavolo (vedi teoria sulla puzza tra i capelli), popolarissimo street food giapponese. Ci porterò sicuramente Andrea e forse anche Giuliano&#8230;tanto il mio mangia poco</p>
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		<title>BAMBOLE IN FUGA</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Feb 2018 11:25:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Monica Fashiontheater]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FASHIONTHEATER ON THE ROAD]]></category>
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		<description><![CDATA[La vocazione fashion delle bambole è antica quanto quella ludico-educativa che voleva abituare le bambine a essere mamme e ad accudire un finto pargolo. Le bambole erano veicolo di nuove mode: gli abiti e gli accessori venivano rappresentati in miniatura, con un notevole risparmio di costi nei trasporti e di &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/bambole/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La vocazione fashion delle bambole è antica quanto quella ludico-educativa che voleva abituare le bambine a essere mamme e ad accudire un finto pargolo. Le bambole erano veicolo di nuove mode: gli abiti e gli accessori venivano rappresentati in miniatura, con un notevole risparmio di costi nei trasporti e di materiale di campionario.<br />
Pare ad esempio che Enrico IV, per ingraziarsi l&#8217;amore di Maria de&#8217; Medici, sua futura moglie, le inviasse da Parigi bambole costosissime, vestite di pregiati broccati, che lasciavano presagire un interessante guardaroba una volta convolata a nozze.<br />
Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI, faceva vestire all&#8217;ultima moda, dalla sua coûturière preferita, le bambole che inviava alla madre, Maria Teresa d&#8217;Austria, perché anche la corte di Vienna adottasse tempestivamente la moda di Parigi.<br />
Nell&#8217;Ottocento le case di moda francesi trovavano comodo servirsi delle bambole per far conoscere i modelli che annualmente creavano, per questo incentivarono le fabbriche nella produzione di esemplari non più dall&#8217;aspetto di bambine, ma di dame, che chiamarono &#8220;poupées de mode&#8221; o &#8220;poupées mannequin&#8221;. Interamente abbigliate, dalla biancheria intima, agli abiti, agli accessori, venivano spedite alle sartorie più rinomate della Spagna, Inghilterra, Italia, Germania ed America.<br />
L&#8217;ascesa delle riviste specializzate di moda e l&#8217;utilizzo della fotografia resero superflua questa funzione, ma le bambole rimasero comunque lo specchio dei tempi in cui furono prodotte.<br />
A Ravenna c&#8217;è un museo, il &#8220;Piccolo Museo di Bambole e altri Balocchi&#8221;, che ospita centinaia di bambole dal 1860 al 1950. Rimane purtroppo esclusa LA bambola fashion per eccellenza, Barbie, ma di lei parleremo ancora&#8230;e ancora <img src="http://www.fashiontheater.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif" alt=";)" class="wp-smiley" /> </p>
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<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/02/museo-bambole-interno.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1869" alt="museo bambole interno" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/02/museo-bambole-interno.jpg" width="667" height="1000" /></a></p>
<p>Queste bambole sono davvero ospitate, nel senso che vivono in ambienti in miniatura creati apposta per loro. Mini aule scolastiche, mini sale da thè, mini salotti e mini cucine&#8230;<br />
Pur essendo molto piccolo, solo tre stanze, è suddiviso in sette sezioni:la prima è dedicata alle Bambole Antiche (1850 -1950). Erano costruite per lo più in porcellana, ma ci sono anche alcuni esemplari di celluloide; la seconda sezione è quella dei Giocattoli di Latta e Legno. Qui c&#8217;è stato un piccolo dramma, poichè il mio piccolo accompagnatore, mio figlio Andrea, anni due, ha cercato di salire su una rarissima e preziosissima automobilina francese a pedali del 1908 (riporto la foto del catalogo perchè purtroppo era proibito fare foto&#8230;la scena avrebbe dovuto essere immortalata però. Soprattutto le facce della curatrice e della proprietaria della collezione. Ma è successo tutto nei pochi secondi in cui stavo pagando il biglietto, giuro!).</p>
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<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/02/macchina.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1870" alt="macchina" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/02/macchina.jpg" width="1500" height="1000" /></a></p>
<p>La terza sezione, ricchissima di dettagli minuziosi è quella dei Mobili e Corredini delle Bambole. Miniature di stanze, di guardaroba, di minuscoli negozi staripanti di oggettini, armadi, cucine con pentolini e piccolissime cibarie, tutti riprodotti con deliziosa e certosina precisione. La quarta sezione è invece dedicata alle Bambole dal Mondo:una raccolta di pezzi provenienti da tutte le parti del mondo, relativamente recenti, ma tutte costruite artigianalmente con materiali vari: cartapesta, paglia, lana, legno, stoffa. La quinta sezione è un tuffo nel Mondo della Scuola (della prima metà del Novecento): matite, penne, pennini, inchiostri, carte assorbenti e vecchi testi scolastici sono esposti a testimonianza di un passato ormai remoto per chi a scuola usa i tablet al posto dei quaderni&#8230;la sesta sezione, una piccola teca, è intitolata &#8220;Abbigliamento dell&#8217;Infanzia&#8221;. Sono esposti alcuni indumenti tipici dei battesimi: cuffiette con pizzi e nastri, fasce per neonati, camicini. Alla mia domanda su lla provenienza di questi completi mi è stato risposto con un&#8217;alzata di spalle: &#8220;Eh chi lo sa&#8221; (diciamo che l&#8217;analisi delle fonti non è il punto forte del museo&#8230;) &#8220;tranne questo che era della Signora&#8221;. La Signora in questione era ovviamente la proprietaria della collezione originaria (alla quale si sono aggiunte negli anni, a partire dal 2006 anno di inaugurazione del museo, donazioni di privati), che vigilava con occhio attento sotto le sue le enormi lenti fumè anni &#8217;70 che le grinfie del mio marmocchio duenne non si posassero malvagie sulle preziosità esposte. L&#8217;ultima sezione è una Biblioteca dell&#8217;Infanzia. Conserva 400 libri di letteratura per l&#8217;infanzia italiani e stranieri e annate di giornali per bambini. Sono riuscita a rubare una foto dell&#8217;ingresso, che rende l&#8217;idea dell&#8217;abbondanza di materiale anche se gli ambienti non sono grandi e ho fatto una foto di queste bambole che in maniera un po&#8217;inquietante guardavano fuori dalle grate della loro rosea e merlettata prigione.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/02/Bambole-in-fuga.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1871" alt="Bambole in fuga" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/02/Bambole-in-fuga.jpg" width="667" height="1000" /></a></p>
<p>In effetti le bambole di alcuni periodi, specialmente quelle in panno Lenci, avevano dei volti con espressioni a volte corrucciate e, per i nostri occhi, perturbanti. Ma il &#8220;pezzo che non ti aspetti&#8221; era una &#8220;Raggedy Ann, una bambola di pezza col naso a triangolino, made in U.S.A. Una particolare Raggedy Ann, di proprietà della famiglia Warren, del Connecticut, chiamata Annabelle, divenne famosa per essere stata protagonista negli anni &#8217;70 di strani episodi, spostamenti levitazioni, comparse di sangue e possessioni. Questa storia ha ispirato la trilogia di film &#8220;The Conjuring -L&#8217;Evocazione&#8221;, &#8220;Annabelle&#8221; e &#8220;Annabelle Creation&#8221;. In questi film la bambola è molto diversa e molto più inquietante dell&#8217;originale, più simile ad una marionetta sogghignante.<br />
Questa ignara Raggedy Ann ravennate mi ha colpito perchè io e Andrea siamo veterani di bambole inquietanti, eccoci nella nostra interpretazione halloweeniana proprio di Annabelle e Chucky, le più famose bambole assassine!</p>
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<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/02/annabechucky.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1872" alt="annabechucky" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/02/annabechucky.jpg" width="667" height="1000" /></a></p>
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		<title>HANNO QUASI 100 ANNI MA SEMBRANO GIOVANISSIME</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jan 2018 11:15:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Monica Fashiontheater]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[PERSONAGGI E INTERPRETI]]></category>
		<category><![CDATA[biancaneve]]></category>
		<category><![CDATA[disney]]></category>
		<category><![CDATA[minnie]]></category>

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		<description><![CDATA[Impossibile? Non se sei una creatura Disney! Sto parlando di due arzille vecchiette che festeggiano anniversari importanti: Minnie ha appena compiuto 90 anni e (con ben 40 anni di ritardo rispetto al celebre fidanzato Topolino)le è stata dedicata una stella sulla Walk of Fame di Hollywood. Minnie è stata sempre &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/hanno-sembrano-giovanissime/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Impossibile? Non se sei una creatura Disney! Sto parlando di due arzille vecchiette che festeggiano anniversari importanti: Minnie ha appena compiuto 90 anni e (con ben 40 anni di ritardo rispetto al celebre fidanzato Topolino)le è stata dedicata una stella sulla Walk of Fame di Hollywood.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/01/GettyImages-908892248.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1862" alt="GettyImages-908892248" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/01/GettyImages-908892248.jpg" width="644" height="468" /></a><br />
Minnie è stata sempre molto amata dai bambini, ma anche dal mondo della moda. Il suo abito anni &#8217;50 con gonna a palloncino e fantasia a pois bianchi su fondo rosso è stato fonte di ispirazione per molti stilisti che hanno voluto omaggiare questa spiritosa icona di stile, paladina della femminilità (indossa sempre i tacchi!) nel mondo dei cartoon.<br />
Nel corso degli anni Minnie ha avuto molti abiti, come del resto Topolino, più consoni al tipo di avventure che dovevano di volta in volta affrontare. Negli anni &#8217;90 Minnie è diventata protagonista assoluta di una rivista a fumetti mensile, dove dispensava anche consigli di stile, bellezza e salute. Ma chissà perchè la immaginiamo sempre con il primo, iconico, vestito a pois&#8230;forse perchè, come ha detto la cantante Katy Perry alla cerimonia di consegna della stella, &#8220;il suo stile è simbolo della moda divertente. Ad oggi, nessun altro sa indossare come lei un fiocco, il colore rosso o i pois. Saper portare gioia a così tante persone è una qualità speciale, e Minnie riesce a farlo senza alcuno sforzo, semplicemente sbattendo le sue lunghe ciglia&#8221;.<br />
Sta di fatto che molti hanno provato ad imitarla: in questo mini collage: Marc by Marc Jacobs (2010), Garlan Jeans (2013), Moschino (2005), Jeremy Scott (2009)</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/01/minni.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1863" alt="minni" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/01/minni.jpg" width="940" height="788" /></a></p>
<p>Ha da poco spento 80 candeline anche Biancaneve, la prima delle pricipesse Disney. L&#8217;aneddoto che mi ha sempre più colpito sulla realizzazione di questo film è quello relativo alle mitiche &#8220;guanciotte&#8221; rosee (o per dirla fashion, effetto &#8220;bonne mine&#8221;), ricreato apponendo vero blush su ogni singolo fotogramma (!!!!)Le guanciotte sono un tributo alla diva più amata dai bambini dell&#8217;epoca: Shirley Temple, mentre per i lineamenti l&#8217;ispirazione fu il viso di Ginger Rogers. A dire la verità, la primissima versione somigliava molto (un po&#8217; troppo, per i gusti del boss Walt Disney) a Betty Boop, la sexy eroina dei fumetti. Walt Disney impose un cambiamento verso una bellezza più classica e meno maliziosa, più consona al pubblico di famiglie al quale era diretto il film. La matrigna di Biancaneve, la perfida regina, pare invece fosse plasmata sui tratti spigolosi di Joan Crawford, anche se io ho sempre pensato che fosse uguale identica a Greta Garbo&#8230;</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/01/evil-queens.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1864" alt="evil queens" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/01/evil-queens.jpg" width="945" height="756" /></a></p>
<p>Anche Biancaneve è diventata un&#8217;icona fashion e questi sono alcuni esempi di creazioni a lei dedicate: collezione Red Valentino 2014-15, D&amp;G (2012), Vivienne Westwood (2007), le ultime, in occasione del suo 80° compleanno, sono l&#8217;abito da sposa di Monique Luhillier e la cappa di Alberta Ferretti, entrambe esposte nella vetrina natalizia di Saks Fifht Avenue di New York</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/01/bianca.png" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1865" alt="bianca" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/01/bianca.png" width="940" height="788" /></a></p>
<p>Il Museo WOW di Milano ha preso spunto dal compleanno di Biancaneve per celebrare tutte le principesse Disney con una mostra&#8230;non abbiamo ancora avuto modo di vederla, ma ecco il link con le info:<br />
<a href="http://www.museowow.it/wow/fr/sogno-e-avventura/">http://www.museowow.it/wow/fr/sogno-e-avventura/</a></p>
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