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	<title>FASHION THEATER archivio virtuale costumi teatrali &#187; fashiontheater</title>
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		<title>SWAP PARTY DI SANTA LUCIA</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2014 21:41:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[fashiontheater]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[SWAP PARTY DI SANTA LUCIA..COS’È??!! Santa Lucia è la santa che porta i doni a grandi e piccini nella notte tra il 12 e il 13 dicembre. Nonostante le richieste espresse però, non sempre i regali ricevuti sono azzeccati&#8230; e allora? Che fare? Fashiontheater offre la possibilità di scambiare i &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/santalucia/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>SWAP PARTY DI SANTA LUCIA..COS’È??!!</p>
<p>Santa Lucia è la santa che porta i doni a grandi e piccini nella notte tra il 12 e il 13 dicembre. Nonostante le richieste espresse però, non sempre i regali ricevuti sono azzeccati&#8230; e allora? Che fare? Fashiontheater offre la possibilità di scambiare i propri regali indesiderati con quelli di altri, in un evento di scambio (swap party) presso lo Spazio 2, in via XXIV Maggio a Piacenza!<br />
Sabato 13 dicembre, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00, sarà possibile uno scambio di regali fashion, accessori vintage e non, make up e prodotti di bellezza mai usciti dalla confezione, bigiotteria, abiti nuovi o come nuovi, scarpe e borsette. Per l’elenco completo delle categorie ammesse vedi Art.5 del regolamento allegato.<br />
Le categorie sono coerenti con la mission di Fashiontheater, progetto nato per catalogare, valorizzare e riutilizzare il patrimonio di costumi teatrali dell’Emilia Romagna. In questo caso si auspica un riutilizzo di materiali, tessili e non, ed un riciclo creativo nell’ottica di una sostenibilità della moda.<br />
L’evento è un momento di aggregazione e socializzazione in cui i partecipanti potranno interagire direttamente nello scambio dei propri oggetti e potrebbe diventare momento di scambio intergenerazionale nel momento in cui le nonne aprissero i loro armadi per consentire alle nipoti di accedere al loro patrimonio “vintage”.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2014/11/SwapParty_diSantaLucia2.jpg" class="link-to-image"><img alt="SwapParty_diSantaLucia2" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2014/11/SwapParty_diSantaLucia2.jpg" width="758" height="1000" /></a></p>
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<p>Per partecipare compila il modulo di adesione che trovi qui sotto e invialo a info@fashiontheater.it oppure circuiti@arcopiacenza.it</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2014/11/MODULO-ADESIONE-SWAP-PARTY-SANTA-LUCIA-2014.doc">MODULO ADESIONE SWAP PARTY SANTA LUCIA 2014</a></p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2014/11/REGOLAMENTO-SWAP-PARTY-DI-SANTA-LUCIA.pdf">REGOLAMENTO SWAP PARTY DI SANTA LUCIA</a></p>
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		<title>MALEFICA &amp; CO: CATTIVE CON CLASSE</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Nov 2013 09:57:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[fashiontheater]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[PERSONAGGI E INTERPRETI]]></category>
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		<description><![CDATA[Il fascino del lato oscuro, nella dicotomia ben-male che da sempre è protagonista di saghe letterarie, fiabe, film, è innegabile e tutti ne siamo un pochino succubi quando ci troviamo di fronte personaggi “cattivi” molto ben delineati, con forte personalità e caratteristiche, anche di stile, decisamente cool. Il cinema, affidando &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/malefica-co-cattive-con-classe/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il fascino del lato oscuro, nella dicotomia ben-male che da sempre è protagonista di saghe letterarie, fiabe, film, è innegabile e tutti ne siamo un pochino succubi quando ci troviamo di fronte personaggi “cattivi” molto ben delineati, con forte personalità e caratteristiche, anche di stile, decisamente cool.<br />
Il cinema, affidando il ruolo di “cattiva” ad attrici carismatiche e bellissime conferma questa tendenza: l’ultimo esempio è dato dal film Maleficent, in prossima uscita, che già dal titolo rivela una forte attenzione al personaggio “negativo” della tradizione, la strega cattiva della fiaba “La bella addormentata nel bosco”, impersonata dalla meravigliosa Angelina Jolie.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-646" alt="Angelia Jolie In Costume On &quot;Maleficent&quot; Set" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2014/04/Angelina_Jolie_no_set_de_Maleficent-300x199.jpg" width="300" height="199" /></p>
<p>Prima di lei, nel 2012, la statuaria Charlize Theron ha impersonato la perfida regina Ravenna, matrigna di Biancaneve, nella versione cinematografica dark della fiaba, “Biancaneve e il cacciatore”. Anche in questo caso la regina, vero motore dell’azione, ha avuto un ruolo molto più importante che nelle versioni precedenti, addirittura conquistandosi un nome proprio e una storia familiare personale che mai in precedenza aveva avuto. Nel film, anche Biancaneve (Kristen Stewart, famosa come “Bella” della saga Twilight) non era uno stinco di santo: a parte la rappresentazione più “attiva” (era una ragazza tutt’altro che indifesa, sapeva tirare con l’arco, cavalcare e tirare fendenti), nel finale si lasciava intendere che un pensierino sul rude cacciatore piuttosto che sull’efebico principe ce l’aveva fatto. E forse qualcosa in più di un pensiero. Mentre l’amazzone Biancaneve vestiva panni quasi cavallereschi e un’armatura luccicante alla Giovanna D’Arco, la regina Ravenna sfoggiava sontuosi abiti tutti neri, con strascichi, pizzi e bagliori di cristalli (neri) sapientemente dosati.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-647" alt="ravenna" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2014/04/ravenna-136x300.jpg" width="136" height="300" /></p>
<p>Foto: http://www.stylenoir.co.uk/costume-designer-colleen-atwood-snow-white-and-the-huntsman/</p>
<p>Ancora qualche anno prima, una strepitosa Michelle Pfeiffer combatteva contro la vecchiaia da strega e i segni millenari del tempo uccidendo giovani fanciulle con poteri magici in “Stardust”. Da strega giovane, gli abiti e i capelli erano favolosi, niente e che vedere con la semplicità delle tuniche pastello della stella caduta da cielo e impersonata da Claire Danes.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-648" alt="stardustpic4" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2014/04/stardustpic4-200x300.jpg" width="200" height="300" /></p>
<p>Foto:http://movies.about.com/od/stardust/ig/Stardust-Photos/stardustpic4.htm</p>
<p>Anche la malvagia strega Monica Bellucci in “I fratelli Grimm e l’incantevole strega” sfoggiava cappe d’ermellino e drappeggi di velluto rosso, gioielli e pizzi raffinati per sedurre i malcapitati che riuscivano ad arrivare alla sua torre (questo dopo uno spuntino di sangue umano fresco, ovviamente, altrimenti anche lei era poco più che una mummia incartapecorita).</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-649" alt="monica-bellucci-in-una-scena-de-i-fratelli-grimm-17685" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2014/04/monica-bellucci-in-una-scena-de-i-fratelli-grimm-17685-195x300.jpg" width="195" height="300" /></p>
<p>Foto: http://www.movieplayer.it/foto/monica-bellucci-e-l-incantevole-strega-in-una-scena-de-i-fratelli-grimm_17685/</p>
<p>La più frivolmente perfida comunque rimane lei, in tutte le sue versioni, dai cartoon al cinema: Crudelia DeMon, pronta a sacrificare piccole vite di cuccioli nel nome del fashion, solo per avere la pelliccia più particolare di tutte, quella in pelle di dalmata. Niente poteri magici, solo un paio di scagnozzi ben pagati e un sacco di stile (tubino, filo di perle, bocchino per sigaretta, il tutto molto anni ’20), in nome del quale perpetrare crimini sugli animali. Siamo sicuri che fosse solo fiction?</p>
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		<title>@ARCHIVIO FASHIONTHEATER</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jan 2014 14:54:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[fashiontheater]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì 17, nessun appuntamento ma non ci scoraggiamo: abbiamo un discreto archivio di vintage originale made in mamma&#38;nonna per cui carico Violetta e la porto da Barbara Fashiontheater. Iniziamo dal facile (e per facile intendo da stirare): jeans a zampa anni &#8217;70 e camicetta con collo a punta, super sintetica, &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/191/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 17, nessun appuntamento ma non ci scoraggiamo: abbiamo un discreto archivio di vintage originale made in mamma&amp;nonna per cui carico Violetta e la porto da Barbara Fashiontheater.<br />
Iniziamo dal facile (e per facile intendo da stirare): jeans a zampa anni &#8217;70 e camicetta con collo a punta, super sintetica, con la rassicurante etichetta: &#8220;no stir&#8221;.<br />
E io non la stiro. Comunque è perfetta, un paio di occhiali a goccia et voila! La quarta Charlie&#8217;s Angels!</p>
<p>Procediamo con abitini anni &#8217;60, tinta unita e stampati, con cappottini più o meno abbinati.</p>
<p>Ho un po&#8217; di terrore nel maneggiare i capi, avrei un vestito anni &#8217;40 della nonna ma non oso metterci mano.<br />
Andiamo coi mitici e mitizzati (da quelli che ci son nati) anni &#8217;80. Troviamo una camicetta degna di Magnum P.I. e la abbiniamo ad una minigonna fluo.</p>
<p>Poi spuntano questi improbabili (nel senso che è davvero improbabile che possano stare bene ad un essere umano) pantaloni rosa luccicanti che Barbara enfatizza ulteriormente con una canotta tono su tono.</p>

<a href='http://www.fashiontheater.it/191/backstage-eighties/'><img width="500" height="500" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2014/01/backstage-eighties-500x500.jpg" class="attachment-fluxus-gallery-thumbnail" alt="backstage eighties" /></a>

<p>Torniamo alle minigonne anni &#8217;60. Poi abiti lunghi &#8217;70, poi tutine &#8217;80.</p>
<p>Il vapore del ferro da stiro unito all&#8217;inconfondibile odore di vintage (leggi tanfo di polvere decennale chiusa in un armadio) cominciano a darmi alla testa&#8230;.</p>
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		<title>TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA..FashiontheatER gioca in casa</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Oct 2013 11:27:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[fashiontheater]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ore 9.00 (la sveglia oggi è decisamente più umana), sono davanti a casa di Barbara Fashiontheater. Abbiamo lasciato quasi tutto già in macchina da ieri, ma sorpresa!!! Mentre eravamo a Modena ieri sono arrivate con corriere delle nuove luci che Barbara aveva ordinato come supporto e sono decisamente più adatte. &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/teatro-municipale-di-piacenza-fashiontheater-gioca-in-casa/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ore 9.00 (la sveglia oggi è decisamente più umana), sono davanti a casa di Barbara Fashiontheater. Abbiamo lasciato quasi tutto già in macchina da ieri, ma sorpresa!!! Mentre eravamo a Modena ieri sono arrivate con corriere delle nuove luci che Barbara aveva ordinato come supporto e sono decisamente più adatte. E tante. Credo che presto avremo bisogno di un Facchino Fashiontheater, ma temo che il budget non lo permetterà.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2013/10/municipale2.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-medium wp-image-864" alt="municipale2" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2013/10/municipale2-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Arriviamo nei pressi del Teatro, scarichiamo e ci piazziamo di fronte al portone, in attesa della storica costumista Isa Binecchio, che, insieme alla sorella Marion, ha vestito generazioni di teatranti piacentini dagli esordi della compagnia Canea nei primi anni ’70 fino ad oggi. Scopriamo che, anche se la Canea ha ufficialmente cessato la sua gloriosa attività da qualche anno, quasi tutte le compagnie piacentine attingono da questo archivio costumi, che ora è passato ufficialmente al Teatro Gioco Vita di Diego Maj. La signora Binecchio arriva trafelata leggermente in ritardo e si scusa tantissimo di questo. Ha i capelli corti, leggermente cotonati, di un affascinante grigio azzurrino. Ci accompagna in zone sconosciute del Teatro: all’ultimo piano, di fianco al loggione, c’è quello che doveva essere stato il bar del loggione stesso, in tempi più patinati. Il bancone del bar, le sedie, i divanetti e le lampade a muro sono un tuffo negli anni Settanta, ad uno sguardo più attento si capisce che quelle pareti devono aver visto del bello…mi immagino party di fine serata con gli attori e gli ospiti di riguardo, una coltre di fumo (a giudicare dalle dimensioni dei posacenere), musica (a giudicare dai due pianoforti), fiumi di alcol (a giudicare dalle bottiglie ormai vintage rimaste) e gente su di giri (a giudicare da un paio di divanetti sfondati). Ma forse mi sto solo facendo un film&#8230; Dietro al bar, il vero gioiellino: l’archivio costumi. Sembra la stanza guardaroba di una nonna facoltosa, ci sono armadi anni ‘40- ‘50, cassettoni di legno, scatole da cappelli, specchi, cassetti da cui escono pizzi e punte di guanti, locandine degli spettacoli degli anni Settanta. Su ogni armadio c’è un piccolo adesivo che dovrebbe etichettare il contenuto: ‘600 , ‘700, ‘800, ‘900, ma, con sommo disappunto della signora Binecchio, è tutto mischiato. Con occhio esperto acchiappa sciarpine e camicette e le abbina a gonne e grembiuli. Poi si accorge che alcuni costumi sono “monchi “perché (si augura) il pezzo mancante deve essere rimasto nell’altro archivio, al Teatro dei Filodrammatici. I costumi più belli in questa parte di collezione sono quelli del primo Novecento, soprattutto quelli da donna, quindi decidiamo di concentrarci su quelli. Il Teatro è aperto e c’è un gran frullo di tecnici luci e audio, chiediamo come mai e ci dicono che stasera ci sarà il concerto di compleanno di Daniele Ronda, attuale idolo del folk piacentino. Non so cosa voglia dire folk piacentino, quindi non chiedetemelo. Vestiamo Violetta con un abito bianco lungo, aderente al corpo ma con la coda a sirena, maniche a sbuffo, dettagli e ricami neri. Assomiglia un sacco al costume di My Fair Lady, in realtà è il costume di Esmeralda di &#8220;Esmeralda ed Ermyntrude&#8221;,di Lytton Strachey, in scena nel 2003 ma ambientato nel 1913.. comunque decidiamo di metterle un grande cappello bianco con fiori applicati, sull’onda dei ricordi cinematografici che ci ha evocato. Ci sono poi costumi anni ’30 stile charleston,tra i quali alcuni originali dell’epoca ,tailleur anni Quaranta, abiti da ballo anni Cinquanta. Dopo la pausa panino iniziano le prove del concerto, e mentre Daniele Ronda canta quanto erano belli gli occhi di sua nonna, io e Barbara pensiamo che probabilmente era vestita come Violetta in questo momento. Abbiamo ormai concluso con i vestiti che ci eravamo prefissate di immortalare, è ora di smontare l’armamentario e tornare a casa, ma non abbiamo finito qui a Piacenza, abbiamo ancora altri tesori nascosti da svelare. Ma ci sarà tempo…</p>
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		<title>FASHIONTHEATER a MODENA</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Oct 2013 11:23:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[fashiontheater]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[FashiontheatER finalmente in pista! Ore 5.50 suona la sveglia a non ci voglio credere. Il caffè non basta a farmi attivare completamente il cervello. La macchina è già stata caricata, il baule straripa di materiale fotografico, cavalletti e faretti di vario genere, qualche telo e piedistalli. Ho i due manichini, &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/178/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>FashiontheatER finalmente in pista!</p>
<p>Ore 5.50 suona la sveglia a non ci voglio credere. Il caffè non basta a farmi attivare completamente il cervello.<br />
La macchina è già stata caricata, il baule straripa di materiale fotografico, cavalletti e faretti di vario genere, qualche telo e piedistalli. Ho i due manichini, Jean-Claude e Violetta, stesi sul sedile di fianco al guidatore, una sopra l&#8217;altro in posizione vagamente equivoca. Schivo le proteste di papà Fashiontheater che vorrebbe imporre un lenzuolo per coprirli perché sono sconci e vado a prendere Barbara Fashiontheater.<br />
Sono le 6 e 30 e a quell&#8217;ora mi esprimo ancora solo a grugniti.<br />
Destinazione: Modena, Teatro Comunale Pavarotti.<br />
La nostra prima missione è incontrare in periferia, nel capannone che funge da magazzino del teatro, il signor Alessandro, responsabile di sartoria.<br />
L&#8217;alba non è ancora spuntata, le strade però cominciano a brulicare, l&#8217;autostrada è già murata di camion impegnati in reciproci, improbabili ed estenuanti sorpassi.<br />
Arriviamo a Modena addirittura in anticipo, meglio fare colazione.<br />
Al bar la brioche più invitante è una sfoglia che straripa di crema, chiediamo entrambe quella e il barista ci conferma la validità della scelta: &#8220;Eh, questa certo che è buona, è la Luisona!&#8221;.Il fatto che si sia meritata un nome proprio e addirittura un accrescitivo, mi conforta, da&#8217;un senso di opulenza. E in effetti è spettacolare.<br />
Arriviamo al capannone contemporaneamente all&#8217;auto &#8220;griffata&#8221; Teatro Comunale di Modena. Il signor Alessandro, laconicamente ma con molta efficienza, apre il capannone e, poiché è privo di corrente elettrica, comincia a tirare cavi dai capannoni vicini. Anche quelli, scopriremo poi, sono del Teatro Comunale e al loro interno lavorano i falegnami che costruiscono i fondali per le scenografie e le altre architetture di scena. Aprendo la piccola porta azzurra del grigio capannone di lamiera, un mondo incantato di alberi di legno e casette, scalinate e torrette si rivela tra una nebbia di segatura. Una specie di armadio di Narnia, ma mooolto più grande!<br />
Iniziamo anche noi celermente il montaggio dell’attrezzatura. Ad essere sinceri è Barbara che apre le custodie, estrae aste e allunga cavalletti, monta lampade che da chiuse sembravano ombrelli tascabili, avvita lampadine, allunga e fissa sostegni per il fondale bianco, sistema il suddetto fondale che pensavo fosse un lenzuolino, accende faretti e comincia a cercare l’assetto giusto della macchina fotografica. E io? Beh, arranco, svitando cose che non dovevano essere svitate e facendo qualche foto senza un vero perché con il tablet.<br />
Mi giustifico dicendo che farà sicuramente figo avere il “backstage”, il racconto fotografico dell’intera avventura e bla bla bla..sono molto brava nel bla bla bla.</p>
<p>Nel capannone soppalcato ci sono scatoloni e scatoloni e scatoloni (a occhio un ottantina) e armadi stile ottocentesco con le ruote che sembrano usciti dal film The Prestige, pieni zeppi di costumi. Appare subito evidente che dovremo fare una cernita…in questo ci aiuta il signor Alessandro, che apre con cognizione di causa solo le scatole giuste.<br />
Va do a prendere Jean Claude e Violetta che ancora amoreggiano in macchina e iniziamo a vestirli. Sono manichini molto antropomorfi, hanno la testa, le braccia e le mani in poliuretano che si possono mettere in varie pose, le gambe con ginocchia pieghevoli e i piedi. Non sono svitati all’altezza dell’anca, però, per cui non possono allungare le gambe in avanti (motivo per cui non stavano seduti in auto, ma solo sdraiati), quindi è un po’ complicato anche vestirli. Il signor Alessandro, per sveltire le operazioni, decide di andare a prendere un terzo manichino in Teatro, di quelli tipici da sartoria che hanno solo il busto.</p>
<p>In un paio d’ore passano sotto i nostri occhi i protagonisti del trittico di Puccini: Gianni Schicchi, il Tabarro e Suor Angelica, e poi le bellissime fatine dell’opera per bambini, i guerrieri della Turandot, Ping, Pong, Pang, Timur, Liù…ma purtroppo non lei, Turandot, perché il costume è di pura seta bianca candida ma il magazzino è tutt’altro che immacolato e c’è il forte rischio di impolverarlo. Peccato perché la descrizione del kimono con fibre ottiche (!!!) ci aveva incuriosite un sacco.</p>
<p>È già l’una, ora di pausa . Abbiamo appuntamento alle 15.00, stavolta all’interno del Teatro Comunale. Ci spostiamo quindi verso il centro di Modena, un po’ affamate. Ma in Emilia non si muore mai di fame, entriamo nel primo bar che serve anche piatti cucinati al momento e prendiamo frittelle di baccalà e insalata condita con buon aceto balsamico (e dove se non qui??!!), poi facciamo un giro sul Corso sbirciando le vetrine dei negozi ancora chiusi e infine ci dirigiamo verso il teatro.<br />
Ci attende Gianmaria Inzani,responsabile degli allestimenti scenici, che scopriamo essere piacentino come noi, che ci porta subito a scoprire le meraviglie del teatro…la sartoria vicino al loggione, i camerini, il soppalco che serve a manovrare luci e fondali sul palco, il palco stesso… Non possiamo fare a meno di fotografare la platea con i suoi velluti rossi e decori oro dal palco. Infine la sala scenografia, una delle ultime rimaste in Italia, dove vengono dipinte le enormi tele.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2013/10/modena-2.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-medium wp-image-866" alt="modena 2" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2013/10/modena-2-200x300.jpg" width="200" height="300" /></a><br />
Ci spostiamo nell’anticamera del loggione, dove sono esposti alcuni costumi, riaccendiamo le luci e siamo di nuovo pronte a scattare.<br />
Ci sono fatine e streghe con cappelli decorati con veri corvi impagliati (inquietante..sì lo so!), materiali preziosi e dettagli imprevedibili.<br />
Un ultimo scatto ai tetti di Modena, che si vedono dalle piccole finestre e ripartiamo. Nel parcheggio la signora dell’auto di fianco alla nostra sta fissando i manichini con aria incredula. Noi fingiamo che sia la cosa più normale del mondo, buttiamo i cavalletti nel baule e via verso la nostra Piaseinza, che ci aspetta domani mattina con i suoi tesori nascosti nel Teatro Municipale..<br />
To be continued………</p>
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