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	<title>FASHION THEATER archivio virtuale costumi teatrali &#187; ravenna</title>
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		<title>BAMBOLE IN FUGA</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Feb 2018 11:25:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Monica Fashiontheater]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vocazione fashion delle bambole è antica quanto quella ludico-educativa che voleva abituare le bambine a essere mamme e ad accudire un finto pargolo. Le bambole erano veicolo di nuove mode: gli abiti e gli accessori venivano rappresentati in miniatura, con un notevole risparmio di costi nei trasporti e di &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/bambole/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La vocazione fashion delle bambole è antica quanto quella ludico-educativa che voleva abituare le bambine a essere mamme e ad accudire un finto pargolo. Le bambole erano veicolo di nuove mode: gli abiti e gli accessori venivano rappresentati in miniatura, con un notevole risparmio di costi nei trasporti e di materiale di campionario.<br />
Pare ad esempio che Enrico IV, per ingraziarsi l&#8217;amore di Maria de&#8217; Medici, sua futura moglie, le inviasse da Parigi bambole costosissime, vestite di pregiati broccati, che lasciavano presagire un interessante guardaroba una volta convolata a nozze.<br />
Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI, faceva vestire all&#8217;ultima moda, dalla sua coûturière preferita, le bambole che inviava alla madre, Maria Teresa d&#8217;Austria, perché anche la corte di Vienna adottasse tempestivamente la moda di Parigi.<br />
Nell&#8217;Ottocento le case di moda francesi trovavano comodo servirsi delle bambole per far conoscere i modelli che annualmente creavano, per questo incentivarono le fabbriche nella produzione di esemplari non più dall&#8217;aspetto di bambine, ma di dame, che chiamarono &#8220;poupées de mode&#8221; o &#8220;poupées mannequin&#8221;. Interamente abbigliate, dalla biancheria intima, agli abiti, agli accessori, venivano spedite alle sartorie più rinomate della Spagna, Inghilterra, Italia, Germania ed America.<br />
L&#8217;ascesa delle riviste specializzate di moda e l&#8217;utilizzo della fotografia resero superflua questa funzione, ma le bambole rimasero comunque lo specchio dei tempi in cui furono prodotte.<br />
A Ravenna c&#8217;è un museo, il &#8220;Piccolo Museo di Bambole e altri Balocchi&#8221;, che ospita centinaia di bambole dal 1860 al 1950. Rimane purtroppo esclusa LA bambola fashion per eccellenza, Barbie, ma di lei parleremo ancora&#8230;e ancora <img src="http://www.fashiontheater.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif" alt=";)" class="wp-smiley" /> </p>
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<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/02/museo-bambole-interno.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1869" alt="museo bambole interno" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/02/museo-bambole-interno.jpg" width="667" height="1000" /></a></p>
<p>Queste bambole sono davvero ospitate, nel senso che vivono in ambienti in miniatura creati apposta per loro. Mini aule scolastiche, mini sale da thè, mini salotti e mini cucine&#8230;<br />
Pur essendo molto piccolo, solo tre stanze, è suddiviso in sette sezioni:la prima è dedicata alle Bambole Antiche (1850 -1950). Erano costruite per lo più in porcellana, ma ci sono anche alcuni esemplari di celluloide; la seconda sezione è quella dei Giocattoli di Latta e Legno. Qui c&#8217;è stato un piccolo dramma, poichè il mio piccolo accompagnatore, mio figlio Andrea, anni due, ha cercato di salire su una rarissima e preziosissima automobilina francese a pedali del 1908 (riporto la foto del catalogo perchè purtroppo era proibito fare foto&#8230;la scena avrebbe dovuto essere immortalata però. Soprattutto le facce della curatrice e della proprietaria della collezione. Ma è successo tutto nei pochi secondi in cui stavo pagando il biglietto, giuro!).</p>
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<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/02/macchina.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1870" alt="macchina" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/02/macchina.jpg" width="1500" height="1000" /></a></p>
<p>La terza sezione, ricchissima di dettagli minuziosi è quella dei Mobili e Corredini delle Bambole. Miniature di stanze, di guardaroba, di minuscoli negozi staripanti di oggettini, armadi, cucine con pentolini e piccolissime cibarie, tutti riprodotti con deliziosa e certosina precisione. La quarta sezione è invece dedicata alle Bambole dal Mondo:una raccolta di pezzi provenienti da tutte le parti del mondo, relativamente recenti, ma tutte costruite artigianalmente con materiali vari: cartapesta, paglia, lana, legno, stoffa. La quinta sezione è un tuffo nel Mondo della Scuola (della prima metà del Novecento): matite, penne, pennini, inchiostri, carte assorbenti e vecchi testi scolastici sono esposti a testimonianza di un passato ormai remoto per chi a scuola usa i tablet al posto dei quaderni&#8230;la sesta sezione, una piccola teca, è intitolata &#8220;Abbigliamento dell&#8217;Infanzia&#8221;. Sono esposti alcuni indumenti tipici dei battesimi: cuffiette con pizzi e nastri, fasce per neonati, camicini. Alla mia domanda su lla provenienza di questi completi mi è stato risposto con un&#8217;alzata di spalle: &#8220;Eh chi lo sa&#8221; (diciamo che l&#8217;analisi delle fonti non è il punto forte del museo&#8230;) &#8220;tranne questo che era della Signora&#8221;. La Signora in questione era ovviamente la proprietaria della collezione originaria (alla quale si sono aggiunte negli anni, a partire dal 2006 anno di inaugurazione del museo, donazioni di privati), che vigilava con occhio attento sotto le sue le enormi lenti fumè anni &#8217;70 che le grinfie del mio marmocchio duenne non si posassero malvagie sulle preziosità esposte. L&#8217;ultima sezione è una Biblioteca dell&#8217;Infanzia. Conserva 400 libri di letteratura per l&#8217;infanzia italiani e stranieri e annate di giornali per bambini. Sono riuscita a rubare una foto dell&#8217;ingresso, che rende l&#8217;idea dell&#8217;abbondanza di materiale anche se gli ambienti non sono grandi e ho fatto una foto di queste bambole che in maniera un po&#8217;inquietante guardavano fuori dalle grate della loro rosea e merlettata prigione.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/02/Bambole-in-fuga.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1871" alt="Bambole in fuga" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/02/Bambole-in-fuga.jpg" width="667" height="1000" /></a></p>
<p>In effetti le bambole di alcuni periodi, specialmente quelle in panno Lenci, avevano dei volti con espressioni a volte corrucciate e, per i nostri occhi, perturbanti. Ma il &#8220;pezzo che non ti aspetti&#8221; era una &#8220;Raggedy Ann, una bambola di pezza col naso a triangolino, made in U.S.A. Una particolare Raggedy Ann, di proprietà della famiglia Warren, del Connecticut, chiamata Annabelle, divenne famosa per essere stata protagonista negli anni &#8217;70 di strani episodi, spostamenti levitazioni, comparse di sangue e possessioni. Questa storia ha ispirato la trilogia di film &#8220;The Conjuring -L&#8217;Evocazione&#8221;, &#8220;Annabelle&#8221; e &#8220;Annabelle Creation&#8221;. In questi film la bambola è molto diversa e molto più inquietante dell&#8217;originale, più simile ad una marionetta sogghignante.<br />
Questa ignara Raggedy Ann ravennate mi ha colpito perchè io e Andrea siamo veterani di bambole inquietanti, eccoci nella nostra interpretazione halloweeniana proprio di Annabelle e Chucky, le più famose bambole assassine!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/02/annabechucky.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-full wp-image-1872" alt="annabechucky" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2018/02/annabechucky.jpg" width="667" height="1000" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>RAVENNA TRA VINTAGE E AVANGUARDIA: IL TEATRO DELLE ALBE</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Mar 2014 21:16:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Monica Fashiontheater]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FASHIONTHEATER ON THE ROAD]]></category>
		<category><![CDATA[TUTTI GLI ARTICOLI]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo giro andiamo in Romagna, nella capitale bizantina oggi sonnacchiosa: Ravenna. Abbiamo appuntamento con Roberto Del Teatro delle Albe. il Teatro nasce nel 1983 grazie a Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Luigi Dadina e Marcella Nonni. Nel 1988 la compagnia acquisisce al suo interno dei griots senegalesi: Mandiaye N’Diaye , Mor &#8230;<div class="wrap-excerpt-more"><a class="excerpt-more" href="http://www.fashiontheater.it/ravenna-tra-vintage-e-avanguardia-il-teatro-delle-albe/">Continue reading</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questo giro andiamo in Romagna, nella capitale bizantina oggi sonnacchiosa: Ravenna.<br />
Abbiamo appuntamento con Roberto Del Teatro delle Albe. il Teatro nasce nel 1983 grazie a Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Luigi Dadina e Marcella Nonni.<br />
Nel 1988 la compagnia acquisisce al suo interno dei griots senegalesi: Mandiaye N’Diaye , Mor Awa Niang e El Hadji Niang. La formazione diventa afro-romagnola, e pratica un originale meticciato teatrale che coniuga drammaturgia e danza, musica e dialetti, invenzione e radici.<br />
Ermanna Montanari è anima e motore della compagnia: regista, attrice, scenografa, aiuto costumista, anche se, spiega Roberto, in realtà all&#8217;interno della compagnia tutti fanno tutto.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2014/03/teatro-albe.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-medium wp-image-1138" alt="teatro albe" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2014/03/teatro-albe-200x300.jpg" width="200" height="300" /></a><br />
I costumi sono quasi tutti contemporanei oppure vintage originali provenienti dal magazzino di A.N.G.E.L.O., il famosissimo negozio della vicina Lugo, che spesso e volentieri presta abiti e oggetti per i servizi di moda delle riviste più patinate ed è organizzatore di eventi a tema in tutta Italia.<br />
C&#8217;è un incredibile e pesantissimo cappotto dell&#8217;esercito russo della seconda guerra mondiale, abitini anni 60 e 70, giacche da uomo colorate e rivisitate (molto carina una piena di forchette).<br />
A pranzo andiamo in un posto stranissimo, dove fanno pasta fresca ma la cuociono anche, per cui possiamo ordinare un piatto di cappelletti take away. La leggerezza della formula non equivale a quella del piatto, stracolmo di ragù, che un po&#8217; ci uccide. Ma cappelletto m&#8217;hai provocato&#8230;.<br />
Torniamo in magazzino un po&#8217; meno lucide, vorrei fare una foto a Jean Claude sulla Vespa anni 60 parcheggiata all&#8217;interno, dimentica del fatto che purtroppo non piega il busto.<br />
Continuiamo con dei tailleur sartoriali copie esatte delle grandi firme (Chanel, Dolce &amp;Gabbana ecc) e il pezzo forte: Roberto tira fuori uno psichedelico abitino swinging London co cappottino abbinato disegnato nientedimeno che dallo stilista dei Beatles, Ted Lapidus.</p>
<p><a href="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2014/03/ted.jpg" class="link-to-image"><img class="alignnone size-medium wp-image-1137" alt="ted" src="http://www.fashiontheater.it/wp-content/uploads/2014/03/ted-200x300.jpg" width="200" height="300" /></a><br />
Soddisfatte carichiamo tutto e ripartiamo, trasferta romagnola molto positiva!</p>
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